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Il bluff della ferrovia ad Acri continuò

Nel 1905 riprese la lotta per la Ferrovia. A Spezzano Grande si tenne un comizio, aperto dal sindaco Michele Rizzuto, cui seguì l’intervento di Alfonso Cardamone che “fece la storia del problema ferroviario calabrese e spiegò la importanza della ferrovia silvana”. Deplorò la “trascuranza” del governo e “incitò la folla a persistere con tenacia alla santa agitazione iniziata, perché solo così può il popolo nostro far rispettare i suoi diritti”.

Seguì l’intervento del consigliere provinciale, avv. Barrese. Ad Acri l’amministrazione comunale e il popolo erano in agitazione: “Domenica 26 (ndr febbraio 1905) il generoso popolo di Acri, in un solenne comizio, ha dimostrato di essere all’avanguardia del progresso civile e sempre pronto per il risveglio della regione.

Tutte le classi sociali al comizio imponente erano rappresentate.

Il Conte Giannone, a nome di Acri, portò il saluto agli intervenuti e diede la parola ad Antonio Feraudo.

Questi, con eloquenza calda e vibrata, spiegò lo scopo della numerosa riunione, i vantaggi che può dare una ferrovia silvana.

Ebbe slanci di vero lirismo quando ricordò le glorie di Acri delle quali non può il Governo dimenticarsi. Ebbe un vero successo.

L’Avv. Pietro Barrese disse poche parole e portò il saluto del Comitato esecutivo al forte popolo di Acri.

L’Avv. Stanislao Amato, in una felice improvvisazione, con forma elegantissima sostenne la necessità di un’agitazione tenace per il rispetto dei nostri diritti.

Infine l’Avv. Adolfo Berardelli portò ad Acri il saluto della stampa e spiegando che da 40 anni il Governo nulla ha fatto per le nostre contrade, incitò il popolo alla concorde e santa agitazione per ottenere una buona volta il rispetto dei diritti nostri, finora conculcati.

Gli oratori furono applauditissimi.

L’Ing. Ugolini assicurò che la ferrovia silvana passerà per Acri.

E fra grande entusiasmo fu approvato un ordine del giorno, chiedente al Governo il maggior sussidio chilometrico per la ferrovia silvana che dovrà essere compresa nella legge sulle complementari.

Dopo il comizio, riuscito davvero solenne, tutta la folla, ed erano migliaia di cittadini, preceduta da bandiere percorse le vie del paese, al grido: vogliamo la ferrovia.

Nella piazza, dinanzi al monumento del giovane eroe Falcone il popolo si fermò e fu costretto a parlare di nuovo l’avvocato Adolfo Berardelli, il quale si dichiarò lieto della manifestazione civile del popolo, manifestazione non turbata neanche da quei pochi che preferiscono l’interesse proprio al bene del paese.

E incitando il popolo a non dimenticare la riunione odierna ma ad aver fiducia in se stesso, terminò con un saluto ad Acri gentile, destinata a grandi cose.

Applausi fragorosi salutano l’oratore e la festa civile ha termine, lasciando in tutti un vivo ricordo.

Al Municipio vi fu per gl’intervenuti da Cosenza un magnifico ricevimento.

Furono spediti vari telegrammi ai ministri ed ai deputati della provincia”.

Il 12 marzo si tenne, a Cosenza, un comizio sulla ferrovia silana. Oratore l’avv. Luigi Tancredi. Si decise che i sindaci interessati si fossero trovati a Roma. Ad Acri fu costituito un comitato così composto: Carlo Baffi, Nicola Feraudo, Antonio Feraudo, Luigi Jorio, Antonio Julia, Carlo Alberto Malito, Luigi Mazzei, Nicola Perrotta, Francesco Romano, Vincenzo Scervini, Giuseppe Palmieri, Segretario comunale, Filippo Sprovieri, Vincenzo Talarico, presidente il sindaco Giannone.

Il 1906 si aspettava ancora la promessa ferrovia. La Riscossa vi gioca sopra: irridendo, deridendo e dando stoccate, con un articolo firmato Y, dal titolo Invenzioni e costruzioni. Successivamente si ironizzerà. In conclusione tutto fu un grande bluff: la ferrovia così ben descritta non si ebbe e non c’è!        

Giuseppe Abbruzzo

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