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Il G20 a Roma

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Il 30 e 31 di questo mese si terrà a Roma, nel quartiere Eur, nella cornice de La Nuvola, il vertice del G20.

Il Gruppo dei 20, nato nel 1999 per favorire i processi, concertati, di internazionalizzazione economica, richiesti dalle crisi finanziarie degli anni, è la riunione dei leader, dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali, dei Paesi più industrializzati del mondo, aperta a Paesi in via di sviluppo, che insieme rappresentano il 60% della popolazione mondiale, il 75% del commercio globale e più del 80% del Pil prodotto nel pianeta.

Di fatto, è il luogo dove vengono prese le decisioni che influenzano in maniera più pregnante le sfide economiche e sociali del futuro del mondo.

È la prima volta nella sua storia che il vertice si terrà in Italia e si svolgerà sotto la presidenza del Premier Mario Draghi.

Sarà un ulteriore banco di prova per il nostro Presidente del Consiglio di irrobustire la credibilità italiana come leader internazionale.

La riunione rappresenta il culmine di una serie di incontri che sono svolti durante tutto l’anno attraverso riunioni ministeriali, gruppi di lavoro ed engagement groups, incontri a cui hanno partecipano anche rappresentanti di attori sociali rilevanti per i temi in discussione.

Il Governo italiano ha indicato i numeri ufficiali dell’anno di presidenza italiana del G20.

Nel 2021 si sono svolti 175 eventi, 62 riunioni dei gruppi di lavoro, 60 riunioni del finance track, 20 riunioni ministeriali, 8 engagement group e due riunioni dei leaders su Afghanistan e salute.

In un contesto storico come quello attuale, caratterizzato dalla pandemia da Covid-19, che ha acuito le già esistenti forti diseguaglianze sociali ed economiche globali, da imponenti problemi ambientali, da crisi geopolitiche, incontri al vertice sono tenuti a dare risposte fondamentali ai tanti temi, in sostanza mali, che affliggono l’intero sistema mondiale.

Le analisi delle questioni, in questa direzione, sono essenziali.

Le azioni al contrasto al virus hanno conosciuto una prima fase di ritardata risposta generale.

Oggi la situazione pandemica appare sotto controllo in molte parti del mondo grazie a massicce campagne di vaccinazioni.

Si avverte comunque l’esigenza, da parte dei governi, di lavorare per una corretta informazione in materia di vaccini, lo strumento che salva la vita, cercando di raggiungere soglie sempre maggiori di soggetti immunizzati.

La disinformazione, in questo campo, sta tenendo in piedi seri rischi per la sanità della popolazione.

Moralmente inaccettabile è poi il fatto che molti Paesi poveri del mondo non abbiano accesso alle dosi.

La crisi economica, invece, trainata dagli effetti della pandemia, ha colpito molti Stati, che hanno registrato forti perdite in termini di ricchezza nazionale.

La diversa intensità di azioni nelle risposte di politica economica alla crisi ha creato riprese fragili e disomogenee, a cui si dovrà sopperire con un consistente rilancio degli investimenti nazionali ed internazionali, che aiutino anche quei Paesi già deboli strutturalmente, al fine di generare una ripresa globale sostenuta e duratura nel tempo.

Bisognerà, in questo, lavorare per ridurre le disuguaglianze presenti, rese come detto ancora più evidenti dalla crisi sanitaria, percorrendo efficacemente strade per tutelare le fasce di popolazione più vulnerabili – donne, giovani e lavoratori precari – lavorando su temi come l’accesso all’istruzione e le disparità di opportunità e condizioni di vita nei diversi Paesi del mondo.

Il summit si pone come ulteriore appuntamento di fondamentale importanza nel percorso verso la Cop26, la Conferenza della Nazioni Uniti sul cambiamento climatico che si terrà nel prossimo mese di novembre.

I Paesi partecipanti al vertice sono i maggiori responsabili, per circa quattro quinti, delle emissioni globali, ma gli effetti dei cambiamenti climatici si riversano in modo particolare sugli Stati più poveri.

Nove dei dieci Stati più colpiti da eventi meteorologici estremi tra il 1999 e il 2018 non sono infatti economie avanzate.

Questi Paesi hanno beneficiato meno di altri del modello di sviluppo dei c.d. paesi occidentali, ma ne sono le principali vittime.

Nell’incontro su ambiente, clima ed energia che si è tenuto a Napoli, il 13 e il 14 settembre, il G20 ha riaffermato l’impegno a contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi e a raggiungere zero emissioni nette entro il 205, oltre che a raccogliere finanziamenti pari almeno 100 miliardi di dollari l’anno per aiutare i Paesi in via di sviluppo nella transizione ecologica.

L’ultimo tema in agenda è la situazione afghana.

La presa del potere dell’Afghanistan da parte dei talebani si è dimostrata ulteriore motivo di divisione tra le potenze mondiali.

Alcuni Paesi, come Russia e Cina, ne hanno subito riconosciuto la legittimità come attori internazionali.

Altri, come gli Stati europei, si sono mostrati più riluttanti a farlo, soprattutto per il dramma del mancato rispetto dei diritti umanitari, in primo luogo quelli delle donne.

È da considerarsi, questa, una colossale crisi umanitaria, che dovrà obbligare a risposte repentine per ricostruire dalle fondamenta le istituzioni del Paese islamico, inviando dosi di vaccini anti Covid-19, scongiurando il rischio terrorismo e organizzando corridoi umanitari per chi lascia l’Afghanistan.

Vedremo quali saranno le risposte dei Grandi del Mondo.

Angelo Montalto

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