È ‘nu rotìdiu

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Le espressioni popolari, come abbiamo scritto altre volte, contengono verità storiche e si possono “chiarire” solo rifacendosi alla Storia. Una di queste sibilline espressioni, in verità, poco usata ai giorni nostri, se non da anziani, è la seguente: – È ‘nu Rotìdiu -. In italiano vale: – È un Rutilio -. È cioè un rompicapo; una lungaggine e tanti altri significati che si danno all’espressione in oggetto.

– Sì – diranno i miei “amabili lettori” -, ma chi era questo Rutilio? -.

Si tratta di Rutilio Benincasa. Qualcuno dirà: – Mai sentito nominare -. Sfido io! Era nato nel 1555 in Terzano, “villaggio presso Cosenza”, scrivono coloro i quali se ne sono occupati. È, o meglio era famoso, per avere scritto “Almanacco perpetuo”, che ebbe numerosissime edizioni, alcune delle quali in tempi a noi non lontani. La prima edizione vide la luce in Napoli il 1593. Va detto che è rarissima. Si ebbe una seconda edizione nel 1598 (edita in Napoli e Venezia) con aggiunte di Beltrano, nostro corregionale, di Terranova da Sibari, ma dimorante in Napoli, dove faceva l’editore.

La fama di quest’ opera fu immediata e tanta, perché – specie le edizioni citate, non essendo purgate, dalla Santa Inquisizione, che non era santa per niente -, si riteneva racchiudessero non pochi misteri. Soprattutto si era convinti che da quelle pagine si potessero ricavare i numeri da giocare al lotto e divenire ricchi. Non ci risulta, però, per quante ricerche abbiamo fatte, che qualcuno, così facendo sia divenuto ricco.

Rispondiamo alla domanda su chi era costui. Era un monaco il cui vero nome era Sebastiano Ansalone. Egli volle servirsi dello pseudonimo suddetto, che era il vero nome di un cosentino, che lavorava al suo servizio. Precisa un bibliografo “Rutilio Benincasa, non conosceva le scienze matematiche, e non potea quindi scrivere un’opera di astronomia colle sole cognizioni pratiche, raziocinii e  congetture”.

Antonio Renda precisa, nel 1893, in un interessante articolo, nel quale scrive dell’Almanacco perpetuo: “È un’enciclopedia ricca di notizie astronomiche, fisiologiche, di consigli pratici, illustrato da grottesche incisioni, del quale si possono considerare continuazione gli almanacchi, che, in fine d’anno, rallegrano coi colori delle loro copertine i muricciuoli e le cassette dei venditori ambulanti”.

Alla fine il personaggio e il libro citato diventarono una sola cosa e tanti ritenevano che l’Almanacco fosse un “libro del demonio”. Su di esso se ne dicevano tante e il Renda riporta che “Alcuni contadini fecero una spedizione da Cosenza a Miglierina dove speravano di trovare il vello d’oro che li avrebbe arricchiti, permettendo loro di impossessarsi dei tesori, custoditi dagli spiriti”.

Ai giorni nostri non si adopera più l’espressione riportata in apertura, né vi sono persone che ricordano il libro magico di Rutilio Benincasa, se non gli “addetti ai lavori”, perciò, ne abbiamo scritto come curiosità.

Giuseppe Abbruzzo

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