La sfida fra Destra e Sinistra si gioca sul futuro possibile per i nostri figli

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L’elezione di Elly Schlein e la rarefazione del terzo polo hanno contribuito a un minimo di chiarezza. Non a caso la distanza tra PD e FdI si va riducendo.

La sfida tra i due schieramenti è sostanzialmente non più e non tanto ideologica quanto su una diversa visione del mondo. In sintesi, la Sinistra sta tentando di riappropriarsi di tematiche sue proprie, dal welfare al salario minimo, la Destra appare sempre più concentrata su una visione che non comprenda la componente assistenziale o, per meglio dire, la cura di chi resta indietro  e appare maggiormente  in difficoltà.

In pratica, sembra dire Giorgia Meloni, se uno è in condizioni fisiche tali da potere lavorare lo Stato non gli deve alcunchè. Che poi il lavoro in certe zone del Paese sia una chimera e che spostarsi in aree nelle quali il costo della vita è doppio o triplo rispetto a quello di partenza appare tutt’altro che un affare per chi percepirebbe uno stipendio che rasenta appena le 4 cifre, appare un dettaglio di poco conto. In definitiva, la differenza tra Destra e Sinistra si gioca – o si dovrebbe giocare – su una diversa sensibilità verso i più deboli (La Sinistra) o una maggiore attenzione ai ceti produttivi e le cosiddette partite IVA, verso i quali la Destra, specie la Destra di governo, sembra avere una maggiore attenzione teorica, anche se, ad oggi, non concretizzatasi in azioni eclatanti in questa direzione.

L’attuale governo sta sperimentando quale crudele distanza intercorra tra i proclami teorici di chi è all’opposizione e il pragmatismo di governo che impone una cautela di cui prima si poteva fare a meno. In nome di questo imprevisto pragmatismo, molte delle promesse elettorali si sono sciolte come neve al sole. Si naviga a vista cercando di schivare i piccoli scogli contingenti e si è ormai persa una visione di lungo respiro, necessaria per mettere in cantiere progetti ed idee con le quali l’attuale compagine si è presentata e ha stravinto le elezioni. Di questa difficoltà oggettiva a dare una svolta all’azione di governo sta approfittando la nuova segretaria del PD che, pur con qualche compromesso, pare avere ripreso un linguaggio comprensibile dal quella fetta di elettorato che si era allontanata.

I sondaggi dimostrano una riduzione del gap tra PD e FdI. Uno scenario tutto in divenire ma che certamente contribuisce a una maggiore chiarezza. La vera sfida, dunque, non sta tanto su fascismo e antifascismo, nell’atteggiamento urticante della Destra quando c’è da prendere posizione in tal senso e nella riproposizione di uno schematismo pedissequo della Sinistra, che ricorda un po’ quello degli anni 60’ e 70’ del Novecento.

La posizione della Destra a questo proposito appare quasi puerile per la difficoltà oggettiva a fare i conti definitivamente con la Storia; la Sinistra, d’altra parte, non tiene conto di parlare a una platea ignara, per vari motivi, del contenuto di quelle tematiche e del loro valore simbolico, che era certamente più vivace quando impersonato dagli interpreti di quella stagione o dai loro diretti discendenti. La battaglia vera, pertanto, si giocherà sul piano della credibilità nella proposta di un mondo migliore, più  solidale da una parte, più incentrato sulla difesa identitaria e su una visione più individualistica dall’altra.

Massimo Conocchia

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