Robot

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La scuola negli ultimi anni è attraversata da una nuova ondata di innovazione, questa volta si tratta dei robot. I robot entrano a scuola per fare tante cose: raccontano storie (per i bimbi della scuola dell’infanzia), con loro si impara a programmare problemi di matematica, con i robot si impara la storia e si possono fare dialoghi e conversazioni. La robotica entra a scuola già da più di un decennio, in Italia arriva con la pandemia. Durante il Covid sono stati venduti più di 300 piccoli robot in molte scuole italiane, in particolare si tratta del robot NAO. Si tratta di un piccolo robot umanoide, è alto 58 cm, è dotato di due telecamere per il riconoscimento di forme, oggetti e persone, ha 7 sensori tattili posizionati in tutta la struttura, microfoni multipli omnidirezionali e altoparlanti che gli permettono di ascoltare e parlare rispondendo agli stimoli esterni. È stato sviluppato nel 2006dall’azienda francese Aldebaran che nel 2022 si è alleata con la tedesca United Robotics diventando leader in Europa nella robotica e nella robotica scolastica. In Italia, il principale fornitore di NAO si chiama Campus Store, la principale azienda di logistica per le scuole (vende alle scuole dalle penne ai robot a tutte le attrezzature digitali e architettoniche). NAO è programmato attraverso un software che si chiama Coregraph (che i ragazzini e le ragazzine conoscono bene perché è lo stesso che usano per giocare con il videogioco di avventura Minecraft). In Italia poi ci sono diverse aziende private (tra cui Campus Store) che formano gli insegnanti per programmare e utilizzare NAO nella didattica. L’utilizzo di un robot come NAO riguarda la formazione del pensiero computazionale e la capacità di sviluppare capacità programmatorie e progettuali. È l’ultima tappa degli immaginari di innovazione della scuola digitale. NAO è un oggetto tecnologico che le scuole sono invitate ad acquistare anche delle gare pubbliche, un oggetto tecnico per didattiche sperimentali che spesso si rivolge a bambini e bambine con bisogni speciali, questo perché da studi fatti, anche sul piano internazionale, sembra che la relazione con un robot, soprattutto in ragazzi e ragazze con problemi di neuropatie, sia in grado di garantire lo sviluppo di migliori capacità relazionali e empatiche. La robotica educativa è studiata in molte università e centri di ricerca, i robot (dai piccolirobot della Lego a Nao e Pepper) sono usati in molte scuole con insegnanti che hanno fatto formazione per un loro uso nella didattica. I robot per agire hanno bisogno di molte competenze, devono essere programmati per le diverse funzioni e discipline, richiedono lavoro di squadra e molta collaborazione tra docenti e tra docenti e studenti. Sono usati in molte scuole del centro e del nord, meno al sud, quasi per nulla in Calabria. Questo per molti questo potrebbe essere anche un bene, soprattutto per quelli che rimpiangono la scuola di una volta. Non sappiamo se i robot, il digitale e il pensiero computazionale faranno bene o male alla scuola, ci vorranno anni per capirlo, bisogna lavorare sul piano pedagogico per far fare ai robot cose utili e buone per l’apprendimento, bisognerà sperimentare. Per questo ci vogliono docenti che abbiano il desiderio di investire su didattiche da inventare e da esplorare e ci vogliono dirigenti rivolti a forme scolastiche inedite. Gli studenti amano le tecnologie e anche i robot, loro sono pronti.

Assunta Viteritti

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