Contestazioni

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Fragole e Sangue è un film del 1970 tratto dal libro “Fragole e sangue: diario di uno studente rivoluzionario” scritto da James Simon Kunen nel 1969.  L’università in cui si svolgono i fatti narrati nel film è la Columbia che è in subbuglio perché un terreno sportivo sta per essere destinato a un campo di addestramento per le reclute della guerra del Vietnam. Il giovane protagonista, Simon, del tutto disinteressato alla politica, si intrufola fra i contestatori per stare con una ragazza, attivista politica, di cui si innamora e alla fine si convince della bontà della causa degli studenti e entra anche lui nella lotta.

Sullo sfondo della nascente storia d’amore gli eventi portano Simon verso una nuova consapevolezza civile, tanto da farsi egli stesso promotore di iniziative, fino alla sera in cui la polizia e la Guardia nazionale faranno irruzione all’interno dell’Università dove i giovani, inginocchiati e disposti in cerchi cantano “Give Peace a Chance” di John Lennon. La protesta è pacifica ma lo sgombero da parte della polizia è condotto in modo brutale. Gli occupanti sono picchiati a sangue e trascinati fuori.

2024, molte in America le università occupate, tra cui la Columbia, altri i motivi ma c’è sempre di mezzo una guerra (anzi 2). Molte le università occupate anche in Italia, Torino, Milano, Roma, molti i collettivi che animano una protesta, anche aspra, contro la distruzione di Gaza da parte dell’esercito israeliano e contro gli accordi di ricerca tra le università occidentali e il governo di Netanyahu.   Negli Stati Uniti le manifestazioni nei campus portano a 1.900 arresti. Forze dell’ordine in tenuta antisommossa nel campus dell’Università di Los Angeles ordinano la dispersione di oltre un migliaio di studenti che si sono radunate a sostegno della protesta filo-palestinese.

La protesta divampa anche negli atenei europei, Parigi, Berlino Valencia. In Italia, in molte università, compresi i politecnici, gli studenti dei collettivi e i giovani palestinesi manifestano solidarietà ai colleghi americani sgomberati dalla polizia. Le posizioni della politica oscillano tra la criminalizzazione degli studenti che manifestano e il bonario paternalismo che salva la protesta ma non i modi violenti.

Le università sono sempre state, non solo nei paesi occidentali (si pensi ad esempio all’Iran dove donne e uomini lottano per le libertà civili), i luoghi della critica, anche radicale, i luoghi dove minoranze attive hanno sempre fatto breccia e trovato spazio d’azione, di conflitto e di protesta. Le proteste nelle Università sono espressione di libertà di pensiero, almeno dovrebbero esserlo. Molti sono gli studenti israeliani che stanno scioperando accanto a coloro che sostengono la causa dei palestinesi.

Quando arriva la polizia, come in Fragole e Sangue, tutto si intorpidisce e le ragioni degli studenti si appannano e si estremizzano. 

Le università sono state in questi anni spazio di protesta contro la guerra di invasione della Russia nei confronti dell’Ucraina, ma anche spazio di lotte più intime e locali. Spazio generazionale per eccellenza dove la ricerca e la didattica possono diventare campi di impegno politico. Il dissenso è importante, il dissenso e scomodo e rischioso.

L’università è uno spazio globale e questo si rispecchia anche nei momenti critici.  In questo momento gruppi di giovani stanno rischiando di bloccare la vita delle Università in giro per il mondo, le ragioni della protesta sono molteplici e non tutte condivisibili. Ma bloccare le proteste con la forza è ancora meno condivisibile. Nei momenti critici le università diventano luogo di confronto e di scontro, è stato così negli anni 60 è così anche oggi. La polizia sgombera ma i motivi delle lotte restano.

Assunta Viteritti

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