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Negli ultimi tempi nella cronaca sentiamo di frequenti casi di sospensione collettiva degli studenti a seguito di loro azioni di resistenza e di protesta. Le sospensioni vengono motivate con questioni di tutela dell’ordine pubblico e dell’incolumità collettività ma, a guardar bene, sembra invece piuttosto la manifestazione di un approccio alla scuola volto solo alla punizione per indurre un modello istituzionale che vuole solo studenti obbedienti. Il ministro dell’istruzione e del merito parla spesso di emergenza educativa, una situazione a suo parere così grave da rendere necessari interventi di punizione collettiva.

Il Ministro “percepisce” che queste azioni sono necessarie. Ma queste percezioni sono forse motivate da evidenze capaci di mettere in relazione le punizioni con la loro efficacia? La maggior parte delle note e delle sospensioni è fatta per piccole infrazioni e spesso gli studenti coinvolti da questi provvedimenti disciplinari sono proprio quelli che avrebbero più bisogno della scuola.

Le note disciplinari e le sospensioni hanno il solo esito di esacerbare proprio quei comportamenti che si desidererebbe modificare. Le vittime di queste punizioni collettive vengono spesso da classi sociali basse e fragili e questa emergente cultura del controllo finisce per strumentalizzazione il disagio e il dissenso contribuendo alla crescita di quella che negli studi è chiamata “povertà educativa”.

Negli Istituti Professionali, spesso considerate (ingiustamente) scuole di serie B e luoghi di segregazione per studenti “difficili”, le sospensioni sono più frequenti e si trasformano in una vera e propria costruzione sociale dell’esclusione.

Il decreto del Ministro (rivolto alla revisione della disciplina in materia di valutazione delle studentesse e degli studenti, di tutela dell’autorevolezza del personale scolastico nonché di indirizzi didattici differenziati) segna il passaggio da una visione disciplinare di stampo educativo/formativo ad un’altra, volta alla tutela della legalità e al controllo della criminalità. Oggi è frequente la presenza di squadre della polizia nei pressi delle scuole e anche negli istituti. La sospensione collettiva degli studenti è quindi coerente con la promozione di un impianto disciplinare volto a criminalizzare comportamenti definiti come “devianti”. Mala tempora currunt

Assunta Viteritti

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