Resistenza, speranza, migrazioni, diritti e conflitto sociale
Stasera 27 dicembre, alle 17.00 presso il caffè letterario del Palazzo Sanseverino-Falcone ad Acri, parliamo insieme del librodi Adriano D’Amico “A KO! Storie di Rom e migranti: drammi, speranze, rinascite”. Un libro che offre uno sguardo diretto e rilevante sulle migrazioni e sulle condizioni di vita di Rom, Kurdi, migranti albanesi, rumeni e di altri popoli fragili che si trovano a transitare in Italia, nella nostra Calabria, nella nostra provincia.
Attraverso le testimonianze raccolte allo sportello Informa Immigrati de La Kasbah di Cosenza, emerge una narrazione corale che intreccia biografie individuali e strutture di esclusione sociale.Le storie raccontate mettono in luce i meccanismi della discriminazione istituzionale: espulsioni, detenzione nei CPT, campi rom privi di tutele, leggi emergenziali che sospendono di fatto i diritti fondamentali. Migranti e Rom vengono costruiti socialmente come “corpi estranei”, marginali e pericolosi, giustificando così pratiche di controllo, segregazione e violenza.
In questa prospettiva, il libro diventa una denuncia della “società disciplinare”, capace di produrre esclusione attraverso norme, burocrazia e apparati repressivi. Accanto al conflitto, emerge però una forte dimensione di resistenza collettiva e di umanità condivisa.
Le testimonianze raccontano percorsi di consapevolezza, solidarietà e lotta per la dignità. Lo sportello Informa Immigrati rappresenta un presidio sociale e politico: un luogo di ascolto, tutela legale e costruzione di legami, dove il diritto diventa strumento di emancipazione e non solo di controllo. Il libro è una denuncia contro i CPT (Centri di Permanenza Temporanei) considerati dei veri “lager etnici”, e testimonia anche le mobilitazioni locali a sostegno del popolo kurdo.
Questi conflitti, così vicini a noi, si collegano a dinamiche globali: guerre, migrazioni forzate, politiche europee di esternalizzazione delle frontiere. Il libro mostra come le biografie dei migranti siano attraversate da rapporti di potere che producono precarietà giuridica e vulnerabilità sociale.
Nonostante il dolore e la violenza, le storie raccolte non rinunciano alla speranza. La possibilità di un futuro diverso nasce dalla resistenza quotidiana, dalla memoria condivisa e dalla costruzione di pratiche concrete di giustizia sociale.
Il testo raccoglie memorie, denuncie e impegno politico, e invita a interrogarsi sul modello di società che produce esclusione e sulle alternative fondate su diritti, uguaglianza e solidarietà.
Adriano D’Amico è un avvocato e attivista calabrese, da oltre vent’anni impegnato nella tutela dei diritti dei migranti e delle comunità Rom a Cosenza. È specializzato in diritto civile e formazione giuridica. La sua scrittura nasce dall’esperienza “in prima linea” e concepisce la militanza come pratica sociale quotidiana e costruzione concreta di diritti.
Si tratta della testimonianza viva di oltre vent’anni di lotte per i diritti dei migranti e del popolo Rom.
Dalle testimonianze raccolte emerge una storia fatta di persecuzioni, discriminazioni, violenze istituzionali, ma anche di solidarietà, resistenza e percorsi di libertà. Un racconto intenso e umano, costruito attraverso le voci di chi ha vissuto sulla propria pelle discriminazioni e resistenza.
Il testo racconta di persone non più migranti, ma per sempre stranieri, un testo che è una denuncia contro un sistema che produce limbi, non accoglienza. Chi migra viene sospeso in un tempo infinito: prima bloccato nei deserti e nei lager libici, costruiti e finanziati dall’Europa, un’Europa che ha imparato a espellere quando dovrebbe accogliere.
Storie di chi cresce in Italia senza cittadinanza, si mostra la violenza strutturale: razzializzazione, sfruttamento, negazione dei diritti. L’Europa respinge e allo stesso tempo consuma corpi migranti, li usa e li scarta. Campi, confini e burocrazie funzionano come macchine di disumanizzazione, dove l’attesa diventa punizione.
Essere migrante oggi significa essere necessario ma indesiderato, visibile solo quando serve, colpevole per esistere. Questa non è emergenza: è un progetto politico. E produce vite spezzate, non integrazione. Un libro che è memoria, denuncia e speranza. Vi aspettiamo in tanti!
Assunta Viteritti















