Il campo largo e la tentazione mai sopita di farsi del male
Il fronte dell’opposizione, dopo la boccata d’ossigeno referendaria, sembra nuovamente avviluppato in una spirale autolesionista volta a perdere una battaglia che sembrava vinta. Svaniti i fumi dell’euforia post consultazione, il cui esito, nella migliore delle accezioni, riconosce una genesi multifattoriale, i leaders del cosiddetto “campo largo”, sembran avere scarsa percezione del fatto che le elezioni si vincono o si perdono a seconda di come ci si pone di fronte agli elettori e soprattutto che, per convincere coloro che faticosamente sono corsi a votare per la difesa dello stato di diritto e della Costituzione a ritornare alle urne, c’è bisogno di un programma condiviso, attorno al quale scegliere chi dovrà guidare la battaglia.
Confessiamo di essere poco appassionati al tema primarie sì o primarie no, per due ragioni. La prima è che c’è bisogno di un passaggio propedeutico, ossia i contenuti condivisi che dovranno poi costituire le linee programmatiche della coalizione. La seconda è che difficilmente si riuscirà ad uscire dal dualismo Conte- Schlein, nel senso che il primo, forte dei sondaggi, le vorrebbe, la seconda, per motivi uguali e opposti ha smesso di evocarle. Scarsamente proponibile apparirebbe, poi, la discesa in campo della Sindaca di Genova, la cui provenienza reniziana e le scarse evidenze attuali ci inducono a guardarla con un certo distacco.
I leader del campo largo, ad oggi, anziché approfittare delle oggettive difficoltà dell’attuale maggioranza, che appare implosa dopo la batosta referendaria, sembrano non avere colto la necessità di marciare uniti e ritrovarsi attorno a dei contenuti che siano in grado di motivare l’elettorato disilluso.
Continuano, quindi, a portare acqua e a rianimare il fronte opposto, restituendo un’immagine tutt’altro che unitaria, attraversati da moti e impulsi frazionali che servono solo a far dire alla Meloni: “ecco, l’alternativa sarebbe questa!”. Insomma, proseguendo di questo passo, la transizione da “campo largo” a “camposanto” è breve. Urge uscire dalla diatriba sul leader per rimotivare la gente sulla difesa di interessi primari come la salute, il caro vita, il sostegno alle fasce più deboli, il diritto al lavoro, allo studio, la sicurezza, tutte cose disattese dall’attuale governo.
Se non ci si muove in tempi brevi, si rischia di perdere un treno che potrebbe non ripassare per molto tempo. Incalzare il centro destra sul gap mostruoso tra promesse e stato di fatto, proporre un modello alternativo di governo, recuperare il rapporto con gli altri poteri dello Stato, sarebbe cosa buona e giusta. Bisogna fare presto, prima che l’entusiasmo si raffreddi e la gente si rinchiuda nelle case. Ripopolare le piazze su tematiche sociali, sul welfare, sulla sicurezza sarebbe il primo passo per dare l’impressione che un’alternativa è non solo possibile ma anche a portata di mano.
Massimo Conocchia














