Il dinamismo dell’associazione culturale re Italo (A.C.R.I.) e le indagini su Serravuda
La professoressa Maria Mascitti, presidente dell’associazione culturale re Italo, ci ha omaggiato di una bellissima pubblicazione su Serravuda, a opera di Massimo Di Salvatore e di Gianluca Catanzariti.
È doveroso premettere che il nostro è il semplice punto di vista di un lettore, per nulla esperto né di archeologia né di geologia. La pubblicazione, tuttavia, ha suscitato, anche nel sottoscritto, notevole interesse per quanto studi recenti stiano facendo emergere su un sito che da tempo è oggetto di indagine e ricerca. In passato, l’interesse sul luogo era prevalentemente di natura geologica.
La novità del lavoro citato, patrocinato dal Comune di Acri e portato avanti dall’associazione re Italo, sta nella prospettiva archeologica che ha posto sotto una luce nuova gli studi sul sito. A cominciare dal reperimento di materiale vetrificato, utilizzato per la costruzione verosimilmente di un muro di cinta e che pone gli Enotri, popolazione autoctona, come una civiltà avanzata in grado di portare avanti la vetrificazione di materiale lapidico con minerali e probabilmente legno, realizzando la vetrificazione e grazie alle alte temperature raggiunte, nonostante l’ambiente esterno.
Questo tipo di scoperta porrebbe la popolazione italica citata, in una fase avanzata ancor prima dell’arrivo dei greci, collocando l’epoca di costruzione di quello che apparirebbe come un muro di fortificazione tra la fine dell’età del bronzo e l’inizio di quella del ferro.
Il professor Massimo Di Salvatore procede con un metodo analitico e scientifico, analizzando le varie tracce, non tralasciando studi precedenti , integrandoli con una prospettiva nuova rispetto al passato che è quella appunto antropologica.
Di estremo interesse anche le ipotesi su l’antica Pandosia, posta perlomeno in continuità con Acheruntia, fatte non tralasciando importanti studi di Mario Lombardo, del francese François Lenormant, di Amedeo Maiuri.
Interessanti anche i capitoli dedicati ai rapporti tra Pandosia e il fiume Kratis, quale esso sia. Importante inoltre il riferimento al Mucone, dove trovò la morte in combattimento Alessandro il Molosso, zio di Alessandro Magno. Non meno interessante la relazione sui rilievi topografici fatta ad opera del dottor Gianluca Catanzariti, corredate di materiali iconografico specialistico, che la rendono quanto mai preziosa.
Ne emerge un lavoro complesso che pone le basi per ulteriori e più approfonditi studi su un sito che da decenni suscita non pochi interessi e che, grazie al dinamismo dell’associazione re Italo e della sua presidente, getta le basi per un ampliamento degli studi, volto ad approfondire la storia di un luogo certamente affascinante e che merita di essere rivalutato sotto una prospettiva più globale e non solo prettamente geologica ma anche e diremmo soprattutto antropologica.
Ringraziamo l’associazione Italo e la Presidente Mascitti per averci dato la possibilità di leggere un lavoro estremamente interessante e che sarà certamente punto di partenza per ulteriori sviluppi.
Massimo Conocchia

















