Ginnasio

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La proposta di reintrodurre “per legge” la denominazione di ginnasio per il primo biennio del liceo classico appare, a prima vista, un intervento marginale, quasi una questione di lessico. In realtà, essa rivela una precisa operazione culturale e politica: non affronta i problemi della scuola italiana, ma interviene sul piano dei simboli, trasformando la memoria in un dispositivo identitario.

Il punto non è difendere o contestare la parola ginnasio in sé. Quel termine appartiene certamente alla storia della scuola italiana e richiama una tradizione importante. Il problema è il significato che oggi si attribuisce a quella tradizione. La proposta di Fratelli d’Italia assume il passato come un patrimonio da restaurare, più che come un’eredità da interpretare criticamente. L’identità del liceo classico viene così rappresentata come qualcosa di immutabile, da preservare attraverso il recupero di denominazioni storiche, anziché attraverso un ripensamento del suo ruolo nella società contemporanea.

È una concezione conservatrice della scuola. Mentre il sistema educativo è attraversato da sfide enormi — disuguaglianze crescenti, dispersione scolastica, crisi della professione docente, trasformazioni digitali, pluralismo culturale, accesso democratico al sapere — il dibattito parlamentare si concentra sul ripristino di una nomenclatura abolita nel 2010. Il rischio è quello di sostituire le politiche educative con una politica della nostalgia.

L’argomento secondo cui la scomparsa del termine ginnasioavrebbe indebolito l’identità del liceo classico appare inoltre discutibile. L’identità di un’istituzione educativa non risiede nel nome dei suoi anni di corso, ma nella qualità dell’insegnamento, nella capacità di formare pensiero critico, nella vitalità della ricerca didattica e nella funzione pubblica che essa svolge. Se oggi il liceo classico vive una fase di ridefinizione, ciò dipende da trasformazioni culturali e sociali molto più profonde della denominazione amministrativa delle classi.

Vi è poi un aspetto simbolico non secondario. La reintroduzione del ginnasio richiama un modello di scuola fortemente selettivo, nato in un contesto storico in cui il liceo classico rappresentava il percorso delle élite dirigenti. Quel modello era costruito su un’idea di distinzione sociale prima ancora che culturale. La democratizzazione della scuola italiana, culminata con l’accesso di massa all’istruzione secondaria e universitaria, ha cercato progressivamente di superare proprio quella gerarchia simbolica tra indirizzi scolastici. Ripristinare oggi quei riferimenti rischia di alimentare una narrazione nostalgica della scuola come luogo di selezione delle élite, anziché come istituzione della cittadinanza democratica.

Da una prospettiva progressista, la tradizione umanistica non va restaurata ma reinterpretata. Il liceo classico continua ad avere un ruolo fondamentale se riesce a dialogare con le grandi questioni del presente: la crisi della democrazia, le trasformazioni tecnologiche, l’intelligenza artificiale, le sfide ambientali, le disuguaglianze globali. La cultura classica mantiene la sua forza quando diventa uno strumento per comprendere criticamente il mondo contemporaneo, non quando viene trasformata in un repertorio di simboli identitari.

È significativo, infine, che la proposta insista sul fatto che il provvedimento non comporta costi per la finanza pubblica. Proprio qui emerge il carattere eminentemente simbolico dell’intervento: non investe sulla scuola, non migliora le condizioni di chi la vive quotidianamente, ma produce un segnale politico rivolto a un immaginario culturale preciso. È una politica dell’identità più che una politica dell’istruzione.

La scuola pubblica italiana ha certamente bisogno di memoria e di storia, ma non di restaurazioni simboliche. Ha bisogno di investimenti, di innovazione pedagogica, di valorizzazione del lavoro docente, di inclusione sociale e di una rinnovata capacità di interpretare il presente. La vera eredità della tradizione umanistica non consiste nel ripristinare il nome ginnasio, bensì nel coltivare quello spirito critico che insegna a interrogare il passato senza trasformarlo in un mito. In questo senso, la migliore difesa del liceo classico non è la nostalgia, ma la sua capacità di rimanere una scuola profondamente democratica, aperta e contemporanea.

Assunta Viteritti

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