Spigolando qua e là da vecchi giornali

Bata - Via Roma - Acri

Ai giorni nostri i bagni si ritiene siano salutari. Le spiagge si affollano e, per i luoghi posti sulla costa sono un vero affare.

Leggete, però, cosa si scriveva su un giornale il 1822:

I bagni sono frequentatissimi. Non mancano di coloro i quali assicurano, come sogliono assicurare in tutti gli anni, che anche in quest’anno nuocciono alla salute. Intanto essi offrono un gran sollievo ai numerosissimi abitanti di questa vasta capitale”.

La capitale era quella del regno delle Due Sicilie: Napoli.

* * *

Ci si lamenta del caldo. Potrebbe sembrare una novità, invece leggete cosa si scriveva di Napoli e del caldo in un giornale del giugno 1822:

La moda di parlar del tempo, del caldo, del freddo è antica in tutte le conversazioni del mondo; ma da qualche settimana, da che un calore non ordinario ci tormenta, in Napoli è divenuta furore.

L’osservazioni meteorologiche che servivano altre volte a riempire inutilmente un picciolo voto di qualche giornale, sono oggi quel che più avidamente si ricerca.

Appena si riceve il nuovo foglio, la prima cura di tutti i lettori è quella d’informarsi che gradi segna il termometro. Le persone più incolte han di già appreso l’uso di questo strumento, ed i nomi di Chevalier, Farenait e Reamur, Tanto è vero che la Natura

Non per via del piacer, ma del tormento

ogni discepol suo vuol che si allievi.

A malgrado della pioggia caduta questa mattina, a mezzogiorno il termometro di Reamur segnava gradì 24 all’ombra”.  

=== Il 29 dello stesso anno e mese si pubblicava: “Il termometro di Reamur segnava ieri all’ombra gradi 23. In conseguenza dell’acque cadute questa notte, segnava questa mattina il grado 20, ed al mezzogiorno il grado 21.

* * *

I “carbonari” facevano sorgere non poche preoccupazioni.

In Calabria, anche se la “storiella ufficiale” non ne fa cenno, erano attivi più che mai.

Ecco quanto si pubblicava nel giugno del 1922:

Il dì 21, del passato maggio la corte marziale del Valdemone, residente in Messina, condannò in contumacia D. Leonardo Baviera, di Scilla, colpevole di conservazione d’emblemi carbonici, alla pena d’anni dieci d’esilio, alla mallevaria di ducati 100 per anni e ed al pagamento delle spese del giudizio a favore dell’erario pubblico.

Il dì 24, dell’istesso mese, fu dall’istessa corte marziale condannato alla medesima pena Prospero Maccarone convinto di aver conservato un diploma appartenente alla così detta setta carbonica, da lui sottoscritto”.

– Come mai – direte – la storiella ufficiale non lo dice? Non nomina questi carbonari? Non parla diffusamente delle sette carbonare calabresi? –

La Calabria, che doveva essere accreditata come terra di briganti, ossia di ribelli, e screditata di fronte all’opinione della Nuova Italia, non poteva avere meriti per la sua unificazione.

Giuseppe Abbruzzo

Bata - Via Roma - Acri

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

error: - Contenuto protetto -