La “Storia” non lo dice  1870 – La Repubblica Universale di Filadelfia (seconda parte)

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Il ministro Lanza comunica su, quanto avvenne tra la truppa e gli insorti: “I rivoltosi – dice – non opposero gran resistenza e si dettero alla fuga. Una gran parte di essi si ritirò in Filadelfia stessa, ed occupò parecchie case, da cui faceva fuoco sulla truppa che li inseguiva. (…) Quanto poi all’invasione di alcune case, questa, in effetto, ebbe luogo, perché si erano avuti segni evidenti e innegabili che talune di esse, erano occupate da insorti; quindi ne avvenne che, appunto a quella accennata dall’onorevole Miceli, del signor Severo Serrao, venne atterrata la porta dopo avere replicatamente bussato invano perché fosse aperta; vi entrarono i soldati e vi trovarono sette rivoltosi, di cui alcuni colle armi alla mano (…); sequestrarono armi e viveri, e si rinvennero anche 50 giacigli già preparati preventivamente dai proprietari della casa, a quale uso potete facilmente indovinarlo.

Dunque, nemmeno su questo fatto io tengo per fermo che nessuno dirà che si debba dar colpa alla truppa di avere sfondato l’uscio di casa per prendere le armi ai rivoltosi ed arrestarli”.

Il Ministero ignora che sia avvenuto il saccheggio. Ammette di aver sentito “che un soldato si è impadronito di alcuni oggetti preziosi; ma questa è una mera allegazione, alla quale non posso fin qui prestare molta fede, quantunque l’autorità giudiziaria proceda, come è suo dovere” e precisava che: “il colpevole non isfuggirà al rigor della legge”.

Riguardo a sevizie sulle persone crede che “non vi sia nulla di vero. Le truppe hanno dovuto, con dolore, ma prontamente, severamente reprimere questi moti criminosi; quindi di necessità dovettero accadere uccisioni e ferimenti anche di taluni degli abitanti del paese”.

Che sparandosi “probabilmente dalle case e rispondendosi dalle vie, è ben naturale che qualcuno che si trovava nelle camere e nelle strade, dove si faceva fuoco, sia stato ferito od ucciso, quantunque non facesse parte della banda insurrezionale”. L’oratore ammette che “il numero dei morti oltrepassava i dodici o quindici e che era molto maggiore quello dei feriti”, non “essendo giunto alcun rapporto”, però, non può dire “come a questo riguardo erano procedute le cose”,  si era affrettato a chiederne notizia ed ebbe questa risposta dal prefetto:

«Il generale Sacchi invierà rapporto al Ministero guerra. Insorti morti a Filadelfia otto. Impossibile precisare feriti. Fra abitanti vi fu un morto e due donne ferite. Entro paese truppe non tirarono; il fuoco fu a trecento metri dal paese. Primi a tirare furono insorti vivamente».

Continua il ministro: “È ben probabile che gl’insorti poi siano stati inseguiti entro la città; ed anzi da ragguagli posteriori più particolarizzati risulterebbe che anche in città si sarebbero scambiate fucilate; queste notizie vengono anche confermate da un altro telegramma provocato dal mio collega il ministro della guerra”. E, attesta: “si è che, mentre la forza militare compì al suo dovere con alacrità e zelo, non iscompagnò questo doloroso suo obbligo da quei sentimenti di prudenza, di umanità e di moderazione di cui sempre diede prova in consimili luttuose circostanze”. Cita quanto riporta Il Nuovo Periodo di Catanzaro: “non v’è elogio che sia pari alla condotta tenuta dalle truppe in quella circostanza”.

Chi legge avrà fatte le sue deduzioni sull’abborracciata risposta del Ministro.

I morti? Beh, son cose che succedono in questi frangenti. Il furto? Se vi sarà stato si avranno le conseguenti punizioni.

La Nuova Italia dei Savoia non doveva essere qualcosa di adamantino? Come mai succedevano questi fatti? Come mai si faceva uso delle armi?

Giuseppe Abbruzzo

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