Benito Mussolini, l’acrese

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All’indomani della marcia su Roma, i Comuni italiani fecero a gara per conferire la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, e Acri non fece eccezione. Negli ultimi anni i Comuni fanno a gara per revocare la cittadinanza onoraria al Duce, e Acri fa eccezione.

Grazie agli studi del prof. Giuseppe Scaramuzzo, che si apprestava a pubblicare il volume “Nascita di un Comune democratico. Acri 1861-1952. Storia, cronaca, memoria”, nel 2006 quel documento del 21 dicembre 1923, con sindaco Giuseppe Palmieri, ritornò a galla. Il consiglio comunale di Acri in quella occasione conferì a Benito Mussolini la cittadinanza onoraria “per l’opera svolta di risanamento del Regno, con serenità, con energia, con luminosità di veduta(…) e che mercé sua(…) ha conquistato il mirabilissimo posto che occupa fra le grandi nazioni civili”.

Della stessa onorificenza fu insignito Michele Bianchi, “per gli insoliti grandi vantaggi ottenuti dalla Calabria, specie nella nostra Provincia, che gli ha dato i natali”.

Il prof. Scaramuzzo, con in calce le firme di tanti studenti del Liceo Scientifico di allora, il 7 giugno 2006, fece richiesta ufficiale al consiglio comunale di “revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, a Michele Bianchi, a Giovanni Giurati e ad Agostino Guerresi”, considerato che “ad Acri il Fascismo per circa vent’anni è stato è stato portatore di violenza fisica e morale, di miseria e disoccupazione” e perché “nel 1939 il regime ordinava la schedatura dei soldati di razza ebraica e che nelle sciagurate guerre del Duce sono morti circa 150 nostri giovani e dispersi 88”.

La richiesta cadde nel vuoto. A distanza di qualche anno, nel 2014, in un articolo che ripropongo sotto, chi scrive riprese la questione. Il pezzo suscitò la reazione di un gruppo di liceali che raccolsero altre firme. Ma neanche questo bastò. Intanto molti altri Comuni hanno proceduto alla revoca; tra gli ultimi, lo scorso 18 gennaio, quello di Livorno. La storia su Benito Mussolini si è ampiamente pronunciata e personalmente ritengo che sia giunto il momento di lavare questa macchia nella storia della nostra città. Mi auguro che stavolta si riesca laddove purtroppo finora si è fallito.

                                                                          Piero Cirino

Benito Mussolini, un ‘acrese’ scomodo (articolo uscito il 07-04-2014)

Vi sono fenomeni che acquistano le sembianze tipiche dei fiumi carsici. Per lunghi tratti scompaiono alla vista, ma continuano a scorrere sotto la superficie.

Accade che quando riemergono c’è chi pensa che, sebbene nessuno vi abbia mai fatto caso, loro siano sempre stati lì. Così può bastare leggere, nelle notizie della cronaca politica, che il consiglio comunale di Torino abbia revocato la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, per ricordarsi che il Duce è stato anche cittadino onorario di Acri.

L’onorificenza fu messa nero su bianco nel 1923, cioè agli albori del famigerato ventennio. Sulla opportunità, a quasi un secolo, si potrebbe anche discutere, se si considera che la cittadinanza onoraria viene attribuita a chi, non del luogo, si rende benemerito nei confronti della comunità, attraverso un impegno eccezionale.

E’ stato il caso, solo per citare qualche esempio più recente, di altri due “acresi” illustri: Carlo Muscetta e l’avvocato James Ferraro.

Se per questi ultimi due i meriti sono stati acquisiti sul campo, è difficile invece individuare motivi plausibili per una cittadinanza onoraria a Benito Mussolini.

Soprattutto per una questione di dignità dell’onorificenza, sarebbe opportuno fare anche ad Acri ciò che ha fatto il consiglio comunale di Torino: revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini.

Anche perché il Duce, nel frattempo, i demeriti se li era conquistati sul campo.

Sulla sua figura la storia si è già ampiamente pronunciata, e il giudizio è impietoso.

Si può discutere portando alla luce, come molti fanno, alcuni aspetti significativi del suo impegno, come la bonifica delle paludi pontine, ma chi ha conculcato le libertà individuali e collettive di un popolo e si è reso responsabile della famigerate leggi razziali non può figurare tra coloro che nei confronti della comunità acrese si sono resi protagonisti di chissà quali meriti.

Non si tratta di rianimare vecchi fantasmi ideologici o di voler rinfocolare una polemica che si è ampiamente dispiegata nel secolo scorso, ma semplicemente di porre rimedio a un’evidente anomalia.

Immagino anche quanti diranno: “Tra tanti problemi che abbiamo, che senso ha occuparsi anche di questo?”.

Beh, io il senso ce lo vedo e mi auguro di non essere l’unico.

Piero Cirino

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Una risposta

  1. Santo Bifano ha detto:

    Credo che, revocare una cittadinanza, a una persona qualsiasi, non sia cosa giusta, e che toglierla, a Mussolini, non sia nemmeno da meno, e storia, e come farsi un tatuaggio è poi decidi di toglierlo, o modificarlo, resta sempre il segno, o la cicatrice, se si decidesse, di togliere la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, non è che puoi cambiare la storia, o cancellare le memorie, e solo una volontà, politica, per vincere o cercare di sconfiggere, ciò che non si è potuto fare, con la realtà, il mio è un pensiero non da fascista o affiliato politico, ma credo che se non si parla di una cosa va nel dimenticatoio, ma se si parla di quella cosa, si vuole nascondere altro, Acri, ha bisogno di un vero cambiamento, ma un cambiamento, radicale mentale, e imprenditoriale, che parlare di ciò che non fa più male, è tempo sprecato.

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