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Considerazioni ad alta voce

Bata - Via Roma - Acri

Caro Direttore ti scrivo,

siamo tutti agli arresti domiciliari, abbiamo tutto il tempo a nostra disposizione, ma nessuno, a me succede, ha voglia di fare niente, di leggere, di scrivere, di dire parole nuove perché in questo drammatico momento tutto è scontato e forse tutto inutile. In compenso ognuno di noi muovendosi per casa è assillato, sopraffatto, violentato dalle notizie della televisione e dalla radio che ci sommergono di programmi con dibattiti con profezie di inizio e fine di questo coronavirus, piccolo e invisibile nemico dell’uomo. Non sappiamo quanto ci resteremo in questo isolamento. Forse è la punizione giusta per tutte le nostre colpe commesse a danno del bene comune: la terra, il mare, l’aria. Questo ospite non gradito e inatteso sta mietendo morti e azzerando quella generazione della recente memoria storica del nostro paese, umiliandola fino al punto di restare soli senza neppure un saluto al momento dell’addio. Siamo prigionieri di noi stessi, depressi e impauriti, spaesati e sconvolti, insomma sperduti senza una speranza certa. Radicalmente cambiati in così poco tempo, ma non sappiamo ancora come saremo domani. Come rimargineremo le nostre ferite, chi ci sosterrà perché saremo sempre più soli dentro una solitudine che non ha via d’uscite. Sempre più assillati a scorgere un domani in cui poter ritrovare il gusto delle piccole cose, la gioia di una passeggiata nel raccogliere un ramo di pesco fiorito, di bere un caffè con l’amico ritrovato. Forse non ritroveremo neanche l’amico perché in questo tempo “sospeso”, come direbbe mia moglie, l’amico è andato senza potergli dare un ultimo saluto. Siamo martoriati in ogni momento dai notiziari che ci dicono della caduta delle borse, dell’economia in recessione, del debito pubblico incontenibile, della chiusura delle fabbriche e di nessuna garanzia di ritrovare dopo il proprio posto di lavoro. Penso a chi una casa non ce l’ha, a chi ha difficoltà economiche e a quanti afflitti dalla solitudine e dalla malattia. Il mondo ha la sua pandemia, forse la fortuna per chi ha scommesso su profitti che ne ricaverà. Il covid19 è la guerra dei tempi moderni, senza confini e senza muri (per fortuna direi io; la morte non guarda in facci a nessuno diceva mia madre). Siamo tutti dentro un rischio che non possiamo calcolare. Perciò siamo tutti coinvolti (De Andrè). Ma è difficile vivere senza contatti umani, non possono supplire i social media con tutti gli strumenti di cui disponiamo, alla stretta di mano, ad un abbraccio, ad un bacio e a non poter fare l’amore.

Oggi siamo veramente una monade (Leibniz) ma non siamo di alto livello, insomma non siamo dio. Il solo pensiero di questa lettera è per le nuove generazioni. Soltanto loro potranno cambiare questo vivere ad alto rischio, perché la terra è il bene comune (Bergoglio) e il futuro appartiene a loro. Noi abbiamo avuto il nostro tempo, ora è giusto che sia il tempo di quanti vedranno il domani, riappropriandosi delle piccole cose e magari apprezzare la ricchezza della pace e della libertà di ognuno. Concludo confidandoti direttore, che non ho neppure la forza di invocare e pregare,  perchè la religione che ho dentro mi basta. Troppe divisioni, tante guerre in nome di un solo dio. Se ne può forse fare a meno di gridarlo e farne una bandiera. Ognuno ha la sua umanità per dialogare con gli altri e nel rispetto di ciascuno difendere questo unico mondo di cui disponiamo. La ricerca scientifica? Potrebbe aiutare l’uomo e la natura  per preservarla e custodirla, per poi consegnarla a chi verrà dopo. Basta guerre: le guerre non sono mai vinte.

Francesco Curto

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