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Di alcune “Vite” di S. Angelo d’Acri

La prima pubblicazione su S. Angelo è opera di P. Macario da Mangone, col titolo: Vita del gran Servo di Dio P. Angelo d’Acri, datata 1750. Già nel 1754 si ebbe una seconda edizione, in Venezia, presso Giovanni Tavernin.

Il Santo morì il Venerdì 30 Ottobre 1739, P. Macario, perciò, stende la prima edizione 11 anni dopo la morte.

Altra pubblicazione, poco nota, è del 1793, a opera di don Vincenzo M.a Greco, col titolo: Vita del ven. servo di Dio p. Angelo di Acri missionario cappuccino, pubblicata in Napoli.

Dopo la beatificazione (1825), P. Zaccaria da Sicignano scrive: Vita del B. Angiolo d’Acri missionario cappuccino, ristampata nel 1826.

Una pubblicazione interessante, opera di un acritano, un tempo famoso e ora sconosciuto ai più, è di Pietro Giannone. La diede alle stampe, in Napoli, nel 1836 col titolo: Elogio storico morale del B. Angelo da Acri. Su quest’ultimo scritto, ormai rarissimo, ci soffermeremo un po’.

La pubblicazione è impreziosita da una litografia: “Avendo per avventura – scrive Giannone – un Litografo industre figurato le fattezze del B. Angelo d’Acri, quali si vagheggiano in fronte a queste carte io come figlio della medesima patria di tal novello Comprensore, ho riputato mio sacro e debito uffizio adombrarne colla penna le forme dell’animo eziandio, acciò ch’egli rivivesse, tutto nella memoria almanco de suoi cittadini”.

S. Angelo, fra l’altro era predicatore. Per esser tale bisognava superare un rigoroso esame, che abilitava alla predicazione. Giannone così lo presenta sotto questa veste:

In nome dell’Onnipotente e della Morte egli poteva altamente proclamare altissimi veri, che un Dicitor profano rattenuto da umani riserbi con male stento avria balbettato, a somiglianza del greco aringatore, quando snodava la lingua con in bocca sassolini. Scoppiava fulmini contro il vizio, o che splendesse in tetto aureo, o che in oscura capanna recondito fosse; e perseguito lo avrebbe fin nelle reggie, poiché la bassezza morale come la morte adeguava a’ suoi occhi tutte le svariate condizioni. Anzi la sua voce era vento che investiva i cedri del Libano più che gl‘issopi delle valli, essendoché non paventando se non il morso della propria coscienza e preponendo la salute eterna de’ suoi prossimi alla temporale sua, egli agognava d’inaffiare col suo sangue la vigna del Signore, che operaio solerte irrigava de suoi sudori”.

Giannone non tralascia nessun’ aspetto, postillando, le varie parti del processo che avevano portato P. Angelo alla beatificazione.

Concludiamo con un aspetto a noi caro, come dovrebbe esserlo a chi si batte per gli ultimi:

Come un mediatore fra l’opulente ed il necessitoso, egli era in oltre Orator del debole in faccia al potente. Il Feudalismo padroneggiava ancora le Calabre regioni. Quanti baroni signoria vi teneano fean cortesia di lasciargli libero adito appo loro, ed ei guadagnavasi gran luogo nella loro corte, ma non istrisciandosi con bassezza per esserne lo schiavo, giacché non lo era della Fortuna conculcata altamente da lui con piede umilmente superbo, e con magnanimo gettito dei suoi beni ch’ella spesso vende non dona”.

Padre Giacinto Osso da Belmonte C., nel 1894, pubblicò in Roma, Compendio della vita del B. Angelo da Acri missionario cappuccino.

Potremmo continuare, ma andremmo troppo per le lunghe. Invitiamo chi volesse di procurarsi i testi citati ricchi di tanti aspetti e spunti, che ci fanno conoscere non solo la vita del Santo, ma anche aspetti di Acri e di altri luoghi del regno di Napoli.

Giuseppe Abbruzzo

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