Camminare
In un articolo apparso sull’ultimo numero del Settimanale “Internazionale” ha attirato la mia attenzione un reportage dal titolo “Un anno scolastico in giro per l’Italia”. Racconta l’esperienza di quattordici studenti, alcuni dei quali solitamente faticano a rimanere seduti e concentrati tra le mura di un’aula, che stanno attraversando il Paese a piedi, da nord a sud, accompagnati da insegnanti e guide.
Il loro apprendimento avviene camminando. Il gruppo-classe è seguito da cinque adulti tra docenti e accompagnatori. Insieme percorrono l’Italia a piedi per l’intero anno scolastico, dalla Valle d’Aosta fino all’estremo sud, vivendo a stretto contatto con la natura e affrontando ogni giorno un’esperienza diversa. I quattordici studenti prendono parte a un progetto chiamato “Strade maestre”, un percorso educativo unico nel panorama italiano (e anche europeo). Si tratta di una forma inedita di convivenza: è il secondo anno consecutivo che una classe composta da giovani tra i sedici e i diciannove anni attraversa l’Italia camminando. Gli studenti provengono da diverse regioni — Lombardia, Lazio, Sardegna, Calabria — e portano con sé l’essenziale: uno zaino, un materassino e un sacco a pelo. Dormono in monasteri, ostelli, parrocchie, associazioni giovanili o nelle case di privati, preferibilmente senza costi. Ognuno segue a distanza il programma scolastico della propria scuola di origine.
Nel 2024, alla prima edizione di Strade maestre, parteciparono otto studenti e tutti superarono l’esame per l’ammissione alla classe successiva. Lo studio si concentra soprattutto nel pomeriggio, una volta conclusa la tappa quotidiana, ma l’apprendimento avviene anche lungo il percorso. In Sicilia, durante le prossime tappe, gli accompagnatori affronteranno l’opera di Luigi Pirandello; sul Vesuvio si studia geografia; lungo l’Appennino tosco-emiliano si percorrono i sentieri della ex linea gotica e si riflette sulla Seconda guerra mondiale.
Il progetto nasce da un’idea di Marco Saverio Loperfido, 49 anni, guida escursionistica e scrittore con una formazione in filosofia, sociologia e pedagogia. Dal 2007 accompagna in lunghe camminate pazienti psichiatrici per conto dell’azienda sanitaria locale e cammina anche con ex detenuti, in un’esperienza di terapia di gruppo che favorisce la ridefinizione dell’identità e una convivenza fondata su solidarietà, uguaglianza, ascolto e attesa. I benefici osservati in questi contesti lo hanno spinto a estendere l’esperienza agli adolescenti, giovani in cerca di sé, che con “Strade maestre” attraversano luoghi, incontri e situazioni diverse. Il viaggio assume così un valore formativo paragonabile al Grand Tour dei giovani europei di secoli fa. Grazie al progetto, diversi studenti — anche con difficoltà comportamentali — hanno riscoperto il piacere dello studio: anche lontano dai libri, raccontano, si continua a imparare moltissimo.
Come sottolinea Marco Saverio Loperfido in una intervista, il cammino rappresenta un’esperienza quotidiana di convivenza, in cui ritmi, fatiche e bisogni individuali si intrecciano, trasformando il gruppo in uno spazio di ascolto reciproco e adattamento continuo. Accanto al percorso fisico si sviluppa una scuola itinerante: le attività didattiche si svolgono nei luoghi disponibili lungo il tragitto, coinvolgendo docenti e studenti con background differenti.
Studiare dopo lunghe giornate di marcia richiede disciplina e organizzazione, soprattutto in prossimità degli esami, ma consente di integrare l’apprendimento formale con l’esperienza diretta, dimostrando che l’educazione può avvenire anche fuori dall’aula. Il cammino crea inoltre una condizione sociale intensificata, fondata sulla condivisione costante del tempo, dello spazio e della quotidianità, che rafforza il senso di comunità.
Questo progetto educativo, portato simbolicamente al Parlamento Europeo nel 2017 dopo un percorso di 2400 km a piedi, si distingue per l’ampiezza spazio-temporale, la centralità del gruppo-classe, la didattica situata nei luoghi attraversati e la figura dell’insegnante-guida, intesa come accompagnatore, docente e mentore. Camminare insieme diventa così un’esperienza formativa e umana profonda, che richiede ascolto, apertura e condivisione per non smarrire il senso del percorso. (L’articolo uscito su “Internazionale” è di Pauline Valkenet ed è uscito sul quotidiano olandese “Trouw”).
Assunta Viteritti















