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Costruttori di futuro

Bata - Via Roma - Acri

Questa volta la voce è per gli insegnanti e le insegnanti di Acri. Ho avuto modo di parlare con 5 di loro e li ringrazio molto per aver voluto condividere problemi, criticità e prospettive. Cosa pensano davanti alle chiusure delle scuole? Cosa c’è di diverso dalla scorsa primavera? Perché ora è più difficile? Cosa si può fare per affrontare la nuova routine della scuola a distanza? I contagi che in primavera avevano solo lambito il territorio di Acri oggi producono una maggiore pressione e le scuole sono diventate un luogo critico, non causa del contagio ma effetto di intrecci relazionali non sicuri fuori dalle scuole (come in tutta Italia). In altri paesi europei anche le chiusure più severe hanno lasciato aperte le scuole. In Italia non siamo in grado di farlo: catturati dal presente stiamo dimenticando il futuro.

“nei mesi scorsi abbiamo improvvisato, avevamo l’entusiasmo della novità, c’era speranza, andrà tutto bene dicevamo, andavamo poi verso l’estate, verso la chiusura dell’anno scolastico, ora è diverso, anche per gli studenti è così, ora siamo tutti più sfiduciati. Certo ora abbiamo più dimestichezza con le tecnologie, conosciamo meglio le tecnologie, siamo più sicuri, da un giorno all’altro siamo subito ripassati alle piattaforme, siamo più consapevoli ma abbiamo un problema in più, dobbiamo motivare i nostri studenti, sono così giovani, e dobbiamo farlo anche se noi stessi come docenti siamo sfiduciati. Eravamo tutti più fiduciosi nella primavera scorsa, ora sono tornati dietro ai computer, sono tornati in silenzio, devono riabituarsi a chiacchierare, dobbiamo trovare un modo per farli lavorare insieme seppure a distanza, dargli dei compiti che siano per loro motivanti, compiti di realtà” (docente scuola media, Istituto Comprensivo Beato Francesco Maria Greco).

Come dice questa insegnante non si tratta più di sperimentare, di improvvisare con le tecnologie a distanza, ora con quel mondo si è prodotta familiarità, i docenti sanno usarle molto di più, si sono confrontati tra loro, hanno specializzato metodi, ora il problema è più profondo, esistenziale: motivare gli studenti, tenerli vicini seppure a distanza. Cercare di farli lavorare insieme anche se a distanza.

“Sono bambini, cosa si può fare, siamo costretti in questi giorni alla distanza, ma non possiamo preoccuparci dei contenuti specifici, dei compiti, di come scrivono o mettono i quaderni, dobbiamo occuparci di loro, sono piccoli, dobbiamo occuparci delle loro emozioni, hanno 6, 7 anni, stare davanti a un computer, è proprio complicato, speriamo di tornare presto, non possiamo lasciarli davanti a un computer, con i bimbi dobbiamo tornare in presenza, vicini, guardali negli occhi” (docente Scuola elementare Duglia).

I più piccoli hanno bisogno di percepire i corpi dei loro insegnanti, quelli dei loro piccoli amici e compagni di scuola. I più piccoli devono tornare in presenza!

 “ti piange il cuore, possiamo contare solo sulla nostra esperienza, sull’esperienza di docenti che già lavoravano sulla partecipazione degli studenti. Oggi il 40% dei docenti non conosce i computer, non sa usarli per fare lezione, riproduce a distanza modalità frontali, come faceva in aula. Il 30% ci prova, ci sta provando, altri ancora provano a fare on line quello che già facevano in presenza, una didattica partecipata, lezioni interroganti, verifiche durante la stessa spiegazione. Cerco di farli lavorare in gruppo, fare gruppi eterogenei, dargli compiti di attualità, farli sentire parte di qualcosa. Insomma devi metterti in dialogo con loro, ogni giorno, dargli compiti reali, vicini alla loro vita. Le tecnologie non sono un problema, oggi le sappiamo usare di più ma non è quello il problema, siamo capaci di coinvolgerli? Questo dobbiamo fare come docenti. Il problema è che noi docenti in questa fase così complicata non ci parliamo, non lavoriamo insieme, ognuno di noi conta solo sulla propria esperienza” (docente Istituto Superiore, ITCGT Liceo G.B. Falcone.)

“Gli studenti avrebbero voluto rimanere  in classe, anche se “ingessati” nei movimenti.  Cercano le relazioni  in presenza.  Vogliono  alzarsi presto, affrontare  i viaggi da pendolari…pur di venire  a scuola. Noi non  siamo  in affanno,  eppure si è  deciso  così… Un disastro, sono andati via in silenzio nelle loro mascherine. I più ” fragili”, didatticamente, rimarranno indietro” (docente Istituto Superiore, IPSIA-ITIS ).

“Sguardi mai così contenti come a Settembre, di nuovo vicini, in presenza anche se distanziati, adesso è demotivante anche per noi. C’è troppo tempo davanti ora, mesi e mesi forse. Abbiamo ormai accettato la DAD, la conoscevamo anche prima ma ora ci facciamo tante più cose. La presenza però era anelata, ora non abbiamo più problemi tecnici, facciamo formazione, stiamo imparando a fare molte cose, ci confrontiamo, facciamo molto lavoro di commissioni nel pomeriggio, sperimentiamo nuovi metodi, ma il problema e motivare gli studenti, trovare il modo di farli lavorare in gruppo, a distanza, dare dei compiti creativi e partecipati, dobbiamo tenerli interessati e partecipi davanti a un computer, questo non avremmo mai immaginato di doverlo fare” (docente scuola superiore, Liceo V. Julia)

I docenti delle scuole superiori contano sulla loro esperienza, sulla maturità degli studenti, ma sanno bene che lavorare con gli studenti solo a distanza è un terreno molto critico. La competenza tecnologica tra i docenti non è sempre diffusa, le pratica didattiche devono ancora molto innovarsi per insegnare in modo creativo, responsabile e coinvolgente. Le insegnanti e gli insegnanti sono coinvolti in un processo di cambiamento profondo, sono responsabili di processi educativi che lasceranno tracce indelebili nell’esperienza di studenti e studentesse.

Questa la sfida educativa per tutti le/gli insegnanti: nonostante le chiusure e le distanze continuare a pensarsi come costruttrici e costruttori di futuro.

Assunta Viteritti

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Una risposta

  1. Adelinda Zanfini ha detto:

    La scuola non si ferma. A distanza è come un fiume carsico: si fa strada, trova il suo alveo sotterraneo e silente, tornerà in superficie più forte, consapevole. Sarà una fonte rinnovata (nelle tecniche), una sorgente rimpollante di futuro!

    Grazie, per rivolto uno sguardo così attento a una realtà locale e periferica come la nostra che, in quanto tale, registra meglio il polso delle criticità diffuse,a livello nazionale,in quella miriade di universi che sono le piccole situazioni didattiche.

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