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Il desolante spettacolo offerto da una politica inadeguata

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Ciò a cui abbiamo assistito con la recente elezione del Presidente della Repubblica impone una serie di considerazioni. Anzitutto, l’anomalia di una maggioranza di governo eterogenea e con interessi frazionali e divergenti – unita solo dalla paura delle urne e dall’esigenza di non essere esclusi dal processo decisionale sui soldi che arriveranno da Bruxelles – ha dimostrato tutti i suoi limiti ma ha messo in evidenza anche tant’altro. I veti incrociati che hanno portato a “bruciare” i pochi nomi spendibili in un panorama desolante e misero, hanno messo in rilievo i limiti di una classe politica sempre più lontana dal Paese reale, arroccata nel perseguire l’obiettivo della durata della legislatura per non perdere piccoli privilegi economici. 

Tuttavia, ciò che è successo la scorsa settimana nasconde anche altro in entrambi gli schieramenti. A sinistra, Il PD, sempre più diviso nelle sue infinite correnti, tra le quali quella che paradossalmente si richiama a Matteo Renzi continua a esercitare subdole azioni di disturbo, che finiscono per rimarcare tutti i limiti di un Segretario che, nonostante l’impegno e il giudizio sull’uomo, appare sempre più condizionato dalla mancanza di una voce univoca. Il Movimento 5S, di fatto imploso, è attraversato da un dualismo sempre più lacerante tra il Presidente Conte e Di Maio, che appare come l’antagonista interno, pronto a minare l’autorevolezza dell’ex Presidente del Consiglio, con la scontata conseguenza di consegnare un’immagine di un movimento allo sbando, che solo 4 anni fa aveva raggiunto il 30% dei consensi.

Italia Viva, col suo 2%, continua a dimenarsi cercando di intercettare e distruggere ogni iniziativa che non collimi con i propri piccoli interessi.

Il Centro Destra, invasato dalla percezione (vera o presunta) di essere maggioranza nel Paese, ha tentato una serie di spallate, miseramente fallite, dimostrando di trovarsi in una condizione affatto dissimile dalla controparte, attraversato com’è da divisioni e lacerazioni. Il dualismo Salvini – Meloni per contendersi la leadership dello schieramento ha finito  per paralizzare l’intera coalizione.

In tutto questo marasma, una sgangherata squadra si sta preparando ad avvelenare ulteriormente il quadro col tentativo di portare a casa una legge elettorale proporzionale, che consenta a chiunque di potere condizionare l’azione di governo, riportando indietro le lancette a una fase della nostra storia che non avremmo mai voluto rivivere.

In un siffatto panorama, la salita al Colle dei vari schieramenti allo scopo di convincere Sergio Mattarella ad accettare un secondo mandato è forse la manifestazione più chiara di un fallimento e di uno stato di stallo della politica italiana. Si dice questo al netto ovviamente di ogni considerazione sul Presidente della Repubblica, persona autorevole e degna di rappresentare al meglio la Nazione. Tuttavia, non è normale che negli ultimi 9 anni, per due volte la politica sia stata costretta a fare un passo indietro e scegliere la continuità, non essendo in grado di superare le proprie divisioni e le proprie contraddizioni. 

Tutto questo rimanda ad un altro problema, ossia alla questione,ampiamente dibattuta negli ultimi decenni, sull’elezione diretta del Capo dello Stato. Sebbene questo passaggio richieda una preliminare modifica del nostro assetto costituzionale (circa un terzo della Carta), riteniamo che in futuro questa opzione possa essere un sistema per evitare spettacoli indecorosi come quello a cui abbiamo assistito e per avere un Presidente che sia effettivamente espressione di un popolo. Anche questo passaggio non lo vediamo come semplice, in quanto presuppone un nuovo modello di Stato e di governo e non riteniamo questa classe politica in grado di adempiere a questo compito. Si tratta comunque di materia delicata e al di fuori della nostra portata e del nostro presente intento, che è quello di sottolineare l’inadeguatezza di una classe politica e il fallimento della democrazia rappresentativa, i cui interpreti non sono in grado di rappresentare nessuno. 

Nell’immediato, comunque, la maggioranza che sostiene il governo si è rivelata più sgangherata di prima e questo non potrà che avere effetti negativi, se non sulla durata, sulla compattezza e sulla qualità di vita del governo Draghi.

Nel futuro meno prossimo, l’attuale riconferma di Mattarella ci espone a un altro rischio non meno grave dal nostro punto di vista, cioè quello, qualora il riconfermato inquilino del Quirinale dovesse lasciare prima della scadenza naturale del mandato (per stanchezza, desiderio di godersi i nipoti etc.), e se il centro destra dovesse vincere le elezioni, di vedersi riproporre  – stavolta con certezza, ahinoi,  del risultato – Berlusconi come presidente della Repubblica.  Per ora godiamoci i numerosi scampati pericoli, al dopo ci penseremo.

Facciamo gli auguri al Presidente Mattarella, ringraziandolo al contempo per il suo sacrificio e per tant’altro, compreso lo scongiurato immediato pericolo di vederci rappresentati da chi non avremmo mai voluto e che sarebbe stata l’ultima disperata scelta di un manipolo di piccoli uomini. 

Massimo Conocchia

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