Binge-drinking (bere per ubriacarsi)

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L’eccesso di consumo di alcol fra i più giovani è un fenomeno preoccupante, in forte crescita, la cronaca ci angoscia ogni giorno. Giovani, giovanissimi, si spingono all’estremo. Si tratta del “binge-drinking”, è il bere per ubriacarsi, l’abbuffata di alcolici con totale perdita del controllo.

In Italia circa il 40% degli adolescenti beve regolarmente vino o birra o super alcolici (la percentuale sale nel Sud Italia).  Il primo bicchiere viene consumato a 11-12 anni, l’età più bassa dell’intera Unione Europea. È una droga legale e aumentano i giovani consumatori occasionali vittime del binge-drinking.

Gli esperti affermano che il binge drinking determina depressione, disturbi della memoria, incoordinazione motoria, vertigini, alterazioni dell’umore e rallentamento delle percezioni, può indurre scompensi cognitivi a lungo termine e si associa ad un aumentato rischio di ischemie e emorragie celebrali.

Lo scopo di queste abbuffate alcoliche è quello di provare ebbrezza, stordirsi, sentirsi vivi, fino ad arrivare alla ubriacatura completa con la totale perdita di controllo. L’alcol non è un rilassante è piuttosto un ansiolitico, un eccitante, il corpo risponde con sudorazione, irritabilità e agitazione. Come per tutte le dipendenze con l’alcol si crea una relazione “affettiva” che prende spazio nei pensieri togliendo spazio agli affetti, allo studio, alla vita.

Dopo aver bevuto tanto e in poco tempo si ha la sensazione di essere rallentati, diminuiscono le capacità percettive e motorie, è per questo che non si deve assolutamente guidare se si assume alcool. Nel caso di abuso prolungato anche i neuroni ne sono danneggiati. Una pratica particolarmente pericolosa perché il rischio di intossicazione alcolica e di coma etilico. L’alcol dovrebbe essere trattato come argomento scolastico per interventi di sensibilizzazione e di prevenzione. Un figlio o una figlia che arriva a 15 anni al coma etilico o che arriva ubriaco ogni venerdì sera va aiutato perché l’alcol è un sintomo che nasconde e cela un dolore. Fare esperienza del binge-drinking comporta problemi nelle attività quotidiane, nelle amicizie, nei rapporti affettivi, nelle dinamiche familiari, nelle aree sociali, personali, nella vita sessuale. I giovani si avvicinano all’alcol per sentirsi parte di un gruppo, per provare sensazioni piacevoli, per superare la solitudine, evadere dai problemi, alcuni giovani lo fanno per disinibirsi prima di un rapporto sessuale. Il binge-drinking non è divertente, è espressione di un dolore che va ascoltato. Spesso è associato all’assunzione di farmaci o altre sostanze, una miscela mortale. 

Nei paesi e anche nelle città lo stordimento con l’alcol tra i più giovani è una delle pratiche più diffuse, una tossicità legale che annebbia la vita e la porta nel dolore.

La canzone “Due Vite” di Marco Mengoni, quella che ha vinto a Sanremo in una frase dice: “Il caffè col limone contro l’hangover”, contro i postumi della sbronza. Nella canzone di Mengoni questa cosa fa figo. Nella vita no. Il binge-drinking è una merda.

Nelle scuole bisogna parlarne, farsi raccontare perché lo fanno, come lo fanno, come si sentono dopo, senza giudizio, senza accusarli, solo ascoltarli e riflettere insieme.  

Assunta Viteritti

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